La storia
L'Azienda Agricola Natale Forlani nasce dal lavoro di mio nonno Angelo e di suo fratello Giovanni che nei primi anni dell'900 ampliano casa e terreni lasciategli dal padre Stefano in località San Teodoro di Mondaino.
In quegli anni i due fratelli Forlani di ritorno dalle fatiche e dalle sofferenze della prima guerra mondiale (mio nonno Angelo è nominato Cavaliere di Vittorio Veneto) decidono di investire la loro forza e la loro passione nel lavoro dei campi. Sono gli anni romantici, del lavoro duro ma sereno, dei canti che si rincorrono da un campo ad un altro, dell'aratro trainato dalle vacche romagnole (bianca e bonì), delle feste della trebbiatura e delle danze nell'aia. In quegli anni, con tanto lavoro ed enormi sacrifici, mio nonno e suo fratello riescono ad ampliare l' "azienda", migliorano e specializzano le culture impiantando nuovi vigneti e uliveti.
Negli anni '60 a mio nonno succedono mio zio Stefano e mio padre Natale, sono gli anni del boom edilizio, della corsa alla Riviera, dell'abbandono delle campagne, della meccanizzazione e della rivoluzione verde. Sono anni in cui i piccoli coltivatori diretti iniziano a stentare e a sognare un lavoro migliore per i loro figli ... sono anni dello spopolamento della campagna in cui "contadino" diviene un offesa.
Negli anni '70 mio padre Natale decide di lasciare il lavoro nei campi e per "mettere su famiglia" prima va a fare l'uomo di fatica in Svizzera e poi torna in Italia come muratore. Mio zio Stefano rimane in azienda ma soffre la crisi e le difficoltà del settore e smette di investire e si despecializza.
Gli anni '80 sono anni difficili, in cui l'agricoltura diviene un attività marginale fatta sempre meno di agricoltori e sempre più di trattoristi e di "metalmezzadri". In quegli anni muore mio nonno Angelo e l'azienda di 20 ettari viene divisa in tre parti.
Negli anni '90 alla morte di mia zia Assunta, mio padre Natale eredita l'uliveto di Ca'Sbroc e si mette in testa di tornare alla sua passione: "lavorare la terra". Mio babbo Natale passa un intero mese di ferie estive a tagliare arbusti, dissodare il terreno e potare gli ulivi. Al ritorno dai campi stremato dalla fatica mi diceva "se non vuoi fare la mia vita studia figlio mio!!!".
Il duro lavoro di mio padre dopo qualche anno cominciò a dare i suoi frutti e l'olio prodotto dai nostri 80 ulivi diventò troppo per le necessità della casa. Così nel 1997 convinsi mio padre a partecipare al concorso "Il Novello di Romagna" per valutare la qualità del nostro olio e con nostra grande sorpresa ci classificammo al secondo posto della sezione "fruttato leggero".
A quel secondo posto negli anni seguirono due terzi posti, un secondo posto e due primi posti, cominciammo a commercializzare il nostro olio con il marchio di "Teodoro-AltaValVentena" e l'ulivicultura oltre che una passione divenne anche un'attività. Nel frattempo la società è cambiata, è diventata post-moderna, è stata riscoperta la campagna, la natura e il lavoro della terra. Sono stati valorizzati i prodotti tipici, le produzioni biologiche e biodinamiche. Ora per fare i "contadini" ci vuole almeno una laurea in marketing e andare con il trattore fa "figo" ...
Mio padre è rimasto scioccato quando sei anni fa ho acquistato la terra di mio nonno materno (Enrico Romani) e ho affermato che nonostante il mio lavoro fosse un altro avrei continuato ad ogni costo a gestire l'azienda agricola di famiglia ...

Oggi quando mi vede correre come un matto "per un tozzo di pane" passando dalla Cattedra dell'Università all'Ufficio da Sindaco mi dice: "mi sa che hai studiato troppo!!!"... io non posso che dargli ragione, in fondo per capire le teorie sui sistemi viventi, la "teoria di Gaia" e il marketing delle esperienze, avrei potuto semplicemente fare l'agricoltore ...
Fabio Forlani
Mondaino, lì 20 maggio 2010